TORINO. CIAK SI GIRA. ASSIST AL GOVERNO CON MOVIOLA (E NIENTE VAR)
Sabato scorso, 21 febbraio, a Torino è andato in onda un film con tanto di produttore (dietro le quinte), regista, aiuto regista, attori, protagonisti e non, sceneggiatori, tecnici delle luci e infine comparse.
Il produttore – quello che finanzia e mette i soldi (con l’obiettivo di farne sempre di più) - sono le classi dominanti che stanno sempre dietro al governo di turno, che sia di destra o di “sinistra” (le virgolette sono sempre d’obbligo e servono a distinguere le attuali “sinistre”, in tutte le loro declinazioni, dal fu Movimento Operaio e dal Movimento Comunista e Socialista che lo rappresentava).
Il regista – quello pagato per girare il film (secondo il copione che gli è stato preventivamente confezionato) – è in questo caso il governo Meloni, l’aiuto regista è il codazzo di ministri al suo seguito.
Gli attori protagonisti sono i due poliziotti, quello aggredito dal gruppo di “antagonisti” e il suo salvatore.
In questo caso la scena del pestaggio è stata mandata in onda migliaia di volte e continuerà ad essere mandata in onda fino a quando sarà ritenuto necessario (la moviola).
Non così per le scene in cui sono invece altri poliziotti ad accanirsi, manganellare e prendere a calci persone inermi, fra questi un fotografo e un signore di sessantacinque anni che si è ritrovato con la testa spaccata e sono quelli che hanno avuto la peggio.
Ci sono diversi video che ritraggono questi atti violenti ma ovviamente i media mainstream si guardano bene dal diffonderli. In questi casi non è prevista la moviola né tanto meno il VAR.
Gli sceneggiatori e i tecnici delle luci sono ovviamente i media che sono chiamati ad ingigantire da una parte (la scena del poliziotto aggredito) e ad occultare dall’altra (i poliziotti che prendono a calci e manganellate il fotografo a terra e spaccano la testa al signore di 65 anni).
Infine gli attori non protagonisti e le comparse, cioè gli “antagonisti” che, a differenza di tutti gli altri, non sono neanche pagati per girare il film.
Quello che fanno lo fanno perché ci credono. A volte (spesso) ci sono altri attori che agiscono dietro le quinte, cioè gli infiltrati (questi pagati, ovviamente) ma a mio parere non è questo il caso.
Il produttore e il regista, infatti, non avevano bisogno di spendere altri soldi per gli infiltrati perché sapevano che le comparse avrebbero svolto spontaneamente e anche entusiasticamente la loro parte nel film che era scritta nero su bianco sul copione anche se a loro insaputa.
Queste ultime, le comparse, a differenza degli altri, non erano consapevoli di stare girando un film perché sinceramente convinti di stare facendo la rivoluzione. Ci sarebbe da ridere se non fosse che non stiamo parlando di un film comico ma della realtà.
Ed è così che grazie alla ingenuità (infantilismo, minoritarismo, velleitarismo, avventurismo, estremismo?) delle comparse e all’astuzia del regista da giorni non si parla altro che di nuovi decreti sicurezza, della necessità di nuove leggi repressive e liberticide, e non si parla più delle politiche antipopolari dell’attuale governo che destina risorse per il riarmo invece che per la scuola, la sanità pubblica e i salari dei lavoratori, che è asservito al criminale governo israeliano a cui invia armi, che manda armi in Ucraina per continuare la guerra contro la Russia, che è a pelle di leopardo di fronte al padrone americano e tanto altro ancora.
Ora, ci sono varie versioni sull’accaduto. In realtà niente di che perché il poliziotto malmenato è, fortunatamente, in ottima salute (il famoso martello con cui è stato colpito su una gamba si è rivelato in realtà un martelletto) ed è stato subito dimesso dall’ospedale. Dopo di ciò un blindato e qualche cassonetto dell’immondizia dati alle fiamme, un po’ di petardi, una sassaiola, le solite vetrine rotte e qualche bomba carta tirata dalle “comparse”.
Chi frequenta gli stadi sa che queste sono cose che succedono non dico ogni domenica ma quasi pressoché in quasi tutti gli stadi italiani e, molto spesso, le conseguenze sono molto più gravi (accoltellati, ustionati e a volte qualcuno, anche fra i poliziotti, ci ha anche lasciato la pelle).
Ovviamente però in questi casi non viene fatta scatenare nessuna bagarre mediatica perché non frega niente a nessuno, soprattutto al governo. Volendo andare un po’ più indietro nel tempo e cambiando esempio, chi ha vissuto negli anni ’70 sa che il livello di scontro era infinitamente più alto e che, appunto, gli scontri che avvengono oggi fra manifestanti e polizia sono al confronto soltanto delle scaramucce mediaticamente gonfiate.
Ciò detto, a me personalmente non interessa sapere chi abbia cominciato. E’ probabile, conoscendole, che siano state le “comparse”, cioè gli “antagonisti” (anche questo va scritto fra molte virgolette perché in realtà sono ideologicamente molto più organici al “sistema” di quanto non sembri dalle loro posture e dalla loro estetica) che smaniavano per dare una risposta “militare” o “militante” alla chiusura del centro sociale Askatasuna.
Ma è anche possibile che sia stata invece la polizia a caricare, secondo la testimonianza di una giornalista del Manifesto che era presente e ha assistito e documentato i fatti.
Ma anche se fosse andata così, ed è molto probabile che sia andata così, gli “antagonisti” non si sono certo fatti pregare per ingaggiare lo scontro. Totalmente incapaci di razionalità, per loro la politica è solo e soltanto lo scontro con la polizia, l’azione diretta (non a caso alcuni di loro si definiscono anarchici insurrezionalisti).
Se tutto ciò è comprensibile per dei ragazzini di diciotto anni, non lo è per quelli più grandicelli.
Mi dispiace, devo essere onesto, vedere che dei giovanissimi si rovinino la vita, perché ora quelli arrestati, in ragione della grande eco mediatica e dell’uso strumentale che di queste vicende ne stanno facendo il governo e le forze politiche che lo sostengono, verranno condannati a delle severe pene detentive.
E per che cosa? Per il nulla, per aver partecipato a dei tafferugli per i quali gli ultras delle squadre di calcio che tirano sassi e bottiglie (a volte incendiarie) contro i poliziotti davanti agli stadi se la cavano con un Daspo (il divieto di andare allo stadio).
Dal mio punto di vista, come dicevo, è indifferente chi abbia provocato gli incidenti, perché ciò che conta è il film che è stato girato e le conseguenze che ha sul grande pubblico. Un film che si ripete costantemente nel tempo più o meno uguale, con tanto di effetti speciali, e che però sortisce lo stesso esito.
Ora, scrivevo poc’anzi che le “comparse”, gli “antagonisti”, sono molto più organici ideologicamente al “sistema” – e quindi ad esso funzionali anche se non consapevolmente - di quanto non appaia. Mi tocca doverosamente spiegare il perché.
Al di là dell’estetica il “mondo” (si fa per dire perché stiamo parlando di un ambito molto limitato e circoscritto e soprattutto avulso dalla realtà sociale) dell’”antagonismo” e dei cosiddetti “centri sociali” null’altro è se non la punta più radicale ed estremista della “sinistra neoliberale” e dell’ideologia neoliberale di cui sono sostanzialmente imbevuti. Una miscela di anarchismo, ribellismo velleitario, libertarismo che si compiace della sua autoreferenzialità e del suo essere minoritario.
La gran parte di questi centri sociali sono per lo più frequentati da giovani piccolo e medio borghesi, con una loro estetica, ritualità, linguaggio, costumi e modalità di relazione.
Si definiscono “centri sociali” ma sono in realtà escludenti e sostanzialmente chiusi a tutti coloro – la stragrande maggioranza delle persone – che non parlano, non vestono, non si comportano, non vivono e non si svagano come loro.
Questa “natura” anarcoide è nei fatti soltanto una protesi più estrema e più radicale del liberalismo e soprattutto del neoliberalismo. Sono la risacca della risacca di un certo ribellismo sessantottino e post sessantottino fondamentalmente piccolo borghese e individualista (intrinsecamente antisocialista e anticomunista) che ha contribuito ad alimentare il cosiddetto “pensiero debole” in contrapposizione alle filosofie “forti”, cioè quelle che si interrogano e cercano di creare le condizioni per la possibilità del superamento e della trasformazione della realtà e dello status quo.
Il loro modo di leggere il mondo e la realtà attuale è a dir poco obsoleto, basti pensare al fatto che continuano a sostenere che l’attuale società capitalista sarebbe dominata dal patriarcato, in questo non distinguendosi di una virgola dalla narrazione neoliberale tuttora egemone nel mondo occidentale (al di là se a governare sia la “sinistra” o la destra).
Nutrono una sostanziale avversione se non un vero e proprio disprezzo nei confronti di tutti quei paesi come Russia, Cina e Iran, che esprimono culture e sistemi valoriali diversi (che possono piacere o non piacere, non è questo il punto) da quelli occidentali. Tutti questi paesi e culture vengono derubricati come totalitari, oscurantisti e naturalmente patriarcali se non apertamente fascisti (per la loro mentalità tutto ciò che si discosta dalla loro interpretazione del mondo diventa automaticamente fascista) anche in questo caso in assoluta simbiosi con la narrazione neoliberale dominante, a destra come a “sinistra”. Sostengono indefessamente i curdi e le loro organizzazioni politiche e militari senza curarsi del fatto (o forse solo per cecità ideologica) che queste ultime, almeno da un ventennio, sono di fatto agenti e strumenti nell’area mediorientale degli USA e di Israele. Ultimo ma non per ultimo, sono ovviamente accesi sostenitori - superfluo addirittura sottolinearlo - di tutti i più improbabili deliri ideologici postmodernisti, genderisti, trans femministi e quant’altro.
Dove nasce, a questo punto, il corto circuito? Nasce dal fatto che in questa fase storica la variante di destra e più repressiva (sul piano interno) del sistema capitalista che oggi è al governo, per ragioni sia ideologiche che politiche, ha bisogno di un nemico interno da demonizzare e da combattere.
Chi meglio di questi soggetti che tornano utilissimi al fine di alimentare politiche securitarie e reazionarie che in ultima analisi servono a disinnescare e a colpire il conflitto sociale e il dissenso, quello vero?
(Fabrizio Marchi)
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24 febbraio 2026